Il sole è la più economica e intensa sorgente di luce bianca disponibile e, sin dal XVIII secolo, la luce solare venne largamente utilizzata, negli esperimenti di fisica, e continuò ad essere utilizzata anche quando le lampade a gas e quelle a ossigeno e idrogeno e l'arco elettrico erano largamente diffusi.
Il portaluce è un dispositivo che veniva adoperato per inviare in una stanza buia, attraverso un largo foro praticato in una finestra, un fascio di luce solare riflesso da uno specchio rettangolare girevole intorno a due assi ortogonali.
L'esemplare che presentiamo è costituito da una spessa piastra quadrata (lato 25 cm) di ottone munita di un'apertura centrale circolare (diametro 9,5 cm) circondata da un anello metallico verniciato in nero, che sostiene due bracci, pure verniciati in nero, ortogonali al piano della piastra, fra i quali è imperniato uno specchio piano rettangolare (12 cm x 27,5 cm), nei punti medi dei suoi lati più lunghi.
Lo specchio può ruotare intorno all'asse perpendicolare ai due bracci passante per i due perni e, solidalmente con l'intero anello, intorno ad un asse parallelo ai due bracci che lo sostengono. I due movimenti sono indipendenti e sono comandati manualmente, dalla parte della lastra opposta a quella in cui è situato lo specchio, mediante una vite continua, che agisce su una ruota dentata coassiale con lo specchio, e mediante una ruota dentata, che agisce sul contorno a cremagliera dello stesso anello.
La piastra viene fissata alla finestra, dalla parte interna, in modo tale che, lo specchio sporga all'esterno e che si possa avvitare all'apertura il tubo metallico di uscita della luce.
In questo modo i movimenti ortogonali di rotazione dello specchio possono essere comandati dall'interno per dirigere il fascio nella direzione voluta e per compensare, con piccole e frequenti correzioni, gli spostamenti dovuti al moto apparente del sole.
La sezione del fascio può essere limitata utilizzando un diaframma circolare o una fenditura di larghezza variabile innestati all'estremità del tubo di uscita del fascio di luce.
Svitando dalla piastra il tubo di uscita si può avvitare al suo posto un microscopio solare o un polariscopio; con il primo si utilizza la faccia del portaspecchi alla quale è fissata una normale lastra di vetro argentata e col secondo l'altra faccia che porta una lastra di vetro con la faccia posteriore annerita.


Bibliografia:
Boutan - D'Almeida (1867), T. II, p. 312
Daguin (1879), T. IV, p. 62
Desains (1860), T. I, p. 162
Persico (1932), p. 124
Turner (1987), p. 120


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