Lo stereoscopio è uno strumento ottico che consente ad un osservatore di vedere con l'occhio destro un disegno o una fotografia che riproduce un oggetto tridimensionale, un paesaggio o una scena come lo vedrebbe con l'occhio destro se lo guardasse da una certa posizione e di vedere simultaneamente con l'occhio sinistro un disegno o una fotografia che riproduce lo stesso soggetto come lo vedrebbe con l'occhio sinistro se lo guardasse dalla stessa posizione.
Le fotografie sono ottenute generalmente con una macchina fotografica munita di due obiettivi, posti alla distanza interpupillare media di circa 6,5 centimetri, che giocano, l'uno, il ruolo dell'occhio destro, e l'altro, il ruolo dell'occhio sinistro; ma possono essere ottenute anche eseguendo due fotografie, dalle posizioni corrispondenti, con una macchina fotografica normale.
Attraverso lo stereoscopio l'occhio destro osserva l'immagine che avrebbe osservato se si fosse trovato al posto dell'obiettivo di destra e l'occhio sinistro l'immagine che avrebbe osservato se si fosse trovato al posto dell'obiettivo di sinistra; la rielaborazione che avviene a livello cerebrale gli fornisce un'immagine con percezione dei rilievi e della profondità e con effetto tridimensionale tali che ha la sensazione di trovarsi di fronte l'oggetto, il paesaggio o la scena reale.
L'esemplare che viene presentato qui è costituito da un binocolo di ottone, laccato in nero e munito della caratteristica vite centrale per la messa a fuoco, fissato sulla base minore (altezza 7 cm; larghezza 14 cm) di una camera a tronco di piramide, di mogano lucidato, alta 8 centimetri.
La base maggiore (altezza 10 cm; larghezza 17 cm) è chiusa da una lastra di vetro smerigliato a ridosso della quale viene posto il telaietto, di solito di cartone, con le due riproduzioni affiancate dell'oggetto da osservare.
Uno specchietto trapezoidale (basi 8,5 cm e 10 cm), incernierato alla parete superiore della camera, consente di illuminare per riflessione le riproduzioni dell'oggetto da osservare, quando sono opache.
La lunghezza complessiva dello strumento è di 15 centimetri. Gli oculari sono costituiti da due lenti convergenti che, essendo le riproduzioni poste in prossimità del loro piano focale, forniscono due immagini virtuali distinte molto lontane che, una volta operata la messa a fuoco, possono essere viste sovrapposte senza alcun problema di convergenza e di accomodamento.
I tubi del binocolo sono anneriti all'interno e impediscono a ciascun occhio di vedere, sia pure indirettamente, l'immagine che vede l'altro.
Lo stereoscopio è accompagnato da un corredo di diciotto coppie di fotografie di vedute, scene e paesaggi di cui sei, su carta trasparente, colorate a mano sul retro e piuttosto pregevoli, sono da osservare in luce trasmessa e le altre da osservare in luce riflessa; fra queste ultime, due vedute di Firenze, che portano la scritta: Giacomo Brogi - Firenze - Lung'Arno delle Grazie 15, e una veduta di Cagliari.


Bibliografia:
Desains (1860), T. II, p. 268
Falk - Brill - Stork (1986), p. 211
Turner (1983), p. 299
Verdet (1869), T. II, p. 204
Violle (1892), T. II, p. 596


scheda precedente  scheda successiva