La lampada elettrica ad arco è una sorgente di luce bianca di grande intensità, costituita da due elettrodi di carbone ben appuntiti, che è stata utilizzata nei proiettori, nell'illuminazione stradale, nella didattica e nella ricerca e per molti altri usi, per buona parte della seconda metà del XIX secolo; ma ha continuato ad essere utilizzata, soprattutto nella didattica e nella ricerca, per tutta la prima metà del XX secolo.
La lampada che presentiamo è costituita da una colonna di metallo che poggia su un elegante treppiede verniciato in marrone e abbellito da una sottile riga dorata sui contorni.
La colonna è divisa in due parti da un cilindro di ebanite che le isola l'una dall'altra e porta i morsetti serrafili per il collegamento con i poli della batteria di alimentazione. I due serrafili sono collegati, uno, con la parte superiore della colonna e, l'altro, con quella inferiore.
Ciascuno dei due carboni è collegato elettricamente con uno dei morsetti attraverso la colonna e il braccio metallici di sospensione. Una vite a cremagliera, munita di manopola isolante, consente di conferire all'elettrodo inferiore degli spostamenti anche notevoli facendo scorrere il sostegno lungo la colonna ; mentre all'altro elettrodo si possono conferire dei piccoli spostamenti, per la regolazione fina della distanza fra le due punte, mediante una vite verticale dal passo molto piccolo azionata da una manopola isolante posta nell'estremità superiore della colonna.
I dispositivi di fissaggio a snodo consentono di disporre gli elettrodi verticali e coassiali o con una certa inclinazione.
L'altezza complessiva della lampada è di 41 centimetri. Il suo stato di conservazione è buono.


Bibliografia:
Ayrton (1908), pp. 19 - 27
Battelli - Cardani (s. d.), Vol. II, p. 191
Persico (1932), p. 8
Perucca (1949), Vol. II, p. 6
Turner (1983), p. 199


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