L'inizio dell'attività dell'Università di Cagliari risale all'anno 1626, sotto il regno di Filippo III di Spagna. Furono attivati quattro gruppi di Cattedre: Teologia, Legge, Medicina e Filosofia. La Cattedra di Fisica era una delle tre del gruppo filosofico, e venne affidata ai padri Gesuiti. La vita dell'Università proseguì stentata sia durante il dominio spagnolo sulla Sardegna che nel primo periodo del dominio dei Savoia, iniziato nel 1720 con il Trattato dell'Aia.
Fu Carlo Emanuele III Re di Sardegna che a partire dal 1755 iniziò una vasta opera di ristrutturazione e di ampliamento, che portò alla inaugurazione ufficiale della rinnovata Università il 3 Novembre 1764.

Nella nuova Università fu istituita la Cattedra di Fisica Sperimentale, alla quale fu chiamato il Padre Giovanni Antonio Cossu dei Servi di Maria, un sardo che insegnava Filosofia a Bologna. Come prima dotazione del Gabinetto di Fisica fu spedito a Cagliari da Torino un primo gruppo di apparecchi e strumenti in otto casse.
Di quel primo gruppo ne restano attualmente nel Museo solamente 4 accertati, più probabilmente molti altri ancora in fase di studio.
Gli succedette nel 1770 il Padre Carmelitano Alberto Marchi, anch'egli sardo, che ricoprì la Cattedra fino al 1784. A quel ruolo si succedettero, di seguito, i seguenti: Giuseppe Gagliardi (1784-1789), Antonio Conquedda (1789-1802), Vincenzo Cossu (1802-1823), Efisio Uselli (1823-1826), Stefano Sirigo (1826-1844), Antonio Cima (1844-1851).

È durante questi anni dell'800 che la dotazione del Gabinetto di Fisica andò costituendosi e consolidandosi. Attualmente il Museo possiede circa 250 fra apparecchi e strumenti risalenti all'800. In particolare si deve alla presenza di Gian Pietro Radicati (1853-1871) alla Cattedra di Fisica Sperimentale il fatto che nel 1864 grazie ad un assegno straordinario di 3.000 lire la dotazione venne fortemente aumentata.

Importante fu successivamente la presenza a Cagliari di Antonio Pacinotti (1873-1881), che aveva svolto durante la sua precedente permanenza a Pisa la maggior parte del lavoro scientifico che lo aveva portato all'invenzione della sua "Dinamo", la prima macchina generatrice di corrente continua di uso pratico che avrebbe sconvolto il mondo. Della sua opera resta di proprietà del Museo di Fisica di Cagliari una delle tre Macchine Dinamoelettriche da lui costruite a Cagliari, che ne costituisce il pezzo più prestigioso. Le altre due Macchine si trovano attualmente la prima a Pisa e la seconda presso lo Science Museum di Londra. Della Macchina di Cagliari è stata costruita recentemente una copia funzionante a cura del Sig. Carlo de Rubeis e del Prof. Guido Pegna, allo scopo di porla a disposizione del pubblico dei visitatori e di effettuare ricerche sulle sue caratteristiche, mai pubblicate da Pacinotti.

Anteriormente al 1939 furono introdotti man mano nuovi apparecchi e strumenti, dei quali appartengono al museo un gruppo di circa 150, perfettamente restaurati, schedati e catalogati. L'opera di rinvenimento, ricostituzione, restauro e catalogazione è tuttora in atto su un gran numero di apparecchi che giacciono nei magazzini, spesso ridotti a poche parti di difficile comprensione per l'opera di selvaggia "cannibalizzazione" avvenuta nell'immediato dopoguerra, quando i fondi a disposizione per la ricerca erano scarsi o nulli.

Restano importanti tracce strumentali della presenza a Cagliari di due importanti fisici, oltre a quella di Antonio Pacinotti: Giovanni Guglielmo (1891-1928) e Rita Brunetti (1928-1939). In particolare di quest'ultima è stato possibile ricostruire quasi integralmente l'ambiente di lavoro, con gli spettrografi, le suppellettili e gli arredi originali, conservati fino ai nostri giorni. Tale ambiente di lavoro è visitabile presso il Museo di Fisica di Cagliari.

A partire dal 1955 la Cattedra di Fisica Sperimentale fu ricoperta dal Prof. Giuseppe Frongia, fino alla sua morte. Si deve probabilmente alla sua lungimirante opera se tutti gli strumenti ed apparecchi di interesse storico presenti a Cagliari sono stati salvati: in primo luogo per l'attenzione e la cura che dedicò loro, mantenendoli in ordine nei grandi armadi del vecchio Istituto di Fisica di Via Ospedale; ed inoltre (ma la notizia è ancora da verificare) poichè durante le vicende belliche, quando l'Istituto di Fisica venne occupato dai senza tetto e la città era in mano alle truppe d'occupazione germaniche, egli provvide ad imballarli e a porli in salvo per mezzo di una colonna di camion dell'Esercito Italiano, pare a Sanluri.

L'autore di questo articolo si onora di avere iniziato la sua carriera universitaria come assistente del Prof. G. Frongia, ed ama averlo potuto qui ricordare.

Guido Pegna