Si dice che a Michael Faraday (1791-1867), scienziato geniale e pragmatico, ma anche abile conferenziere, durante una conferenza in cui presentava la sua grande scoperta dell'induzione elettromagnetica, fosse stata posta la domanda: "ma a che serve tutto questo?". Sembra anche che, a quella domanda, con un implicito riferimento alla potenzialità delle scoperte scientifiche, Faraday avesse risposto con un'altra domanda: "a che serve un bambino?"
Fu Antonio Pacinotti (1841-1912), circa 30 anni dopo, a mostrare quanto grandi fossero le potenzialità della scoperta di Faraday, fornendo per primo, con geniale intuizione, la soluzione concettuale e pratica al problema della produzione elettromagnetica di correnti di intensità praticamente costante e a quello della produzione di lavoro meccanico utilizzando correnti continue. Per la realizzazione della macchina ad anello, della quale aveva mostrato la reversibilità, e per i successivi perfezionamenti e realizzazioni, Antonio Pacinotti occupa un posto di assoluto rilievo non solo nella storia della Fisica, ma anche in quella della tecnologia.
Una parte non trascurabile della sua attività di scienziato e inventore, oltre che di docente, Antonio Pacinotti la svolse a Cagliari.
Egli venne nominato Professore di Fisica Sperimentale e Direttore dell'associato Gabinetto di Fisica della Regia Università con decreto del 30 marzo 1873 e rimase Professore a Cagliari fino al 31 dicembre 1881.
Prima di prendere servizio Pacinotti si recò a Cagliari per visitare il Gabinetto di Fisica, lamentandosi poi con il Ministro Scialoia, in una lettera dell'agosto 1873, di averlo trovato del tutto inadeguato alle esigenze della didattica e della ricerca. Ma quella lamentela, se era giustificata per quanto riguarda l'officina del Gabinetto di Fisica, sulla quale non avrebbe potuto fare alcun affidamento per la costruzione delle sue macchine, per quanto riguarda le attrezzature didattiche non era, assolutamente giustificata; a meno che, essendo incaricato del Corso di Fisica Sperimentale il professar Pier Luigi Perotti del Regio Liceo di Cagliari, all'atto della visita di Pacinotti, una parte consistente delle attrezzature didattiche del Gabinetto di Fisica dell'Università si trovasse presso il Gabinetto del Liceo. Dal registro di inventario, che era stato introdotto nel 1872, risulta infatti che del 297 oggetti, allora certamente in vita, ben 260 erano apparecchi didattici o di ricerca e 12 attrezzi di officina.
Ciò che è certo è che quella lamentela era alla base di una contestuale richiesta al Ministro Scialoia di un contributo straordinario di 12.000 lire per la dotazione del Gabinetto, da spendere per metà all'inizio dell'anno scolastico e il rimanente nel corso dell'anno. Nella stessa lettera Pacinotti chiedeva al Ministro anche di voler rimandare di un anno il suo trasferimento a Cagliari, confermandolo all'Istituto Tecnico di Bologna e, perché la didattica a Cagliari non avesse a soffrirne, suggeriva di prorogare la supplenza anche per quell'anno; così, mentre si sarebbe provveduto al potenziamento del Gabinetto di Fisica a Cagliari, lui avrebbe potuto portare a termine a Bologna la realizzazione di una macchina a circuito magnetico chiuso, che aveva iniziato a costruire presso le Officine de Morcier, e il professore supplente avrebbe potuto utilizzare, come negli anni precedenti, anche per le lezioni universitarie, il materiale del Gabinetto del Regio Liceo. Pacinotti si dichiarava infine disposto a lasciare l'intero stipendio della Cattedra per le spese della supplenza e per il Gabinetto. La richiesta non venne accolta dal Ministro Scialoia: Pacinotti prese servizio a Cagliari e dovette interrompere la costruzione della macchina a circuito magnetico chiuso.
Prima della fine del secondo anno scolastico trascorso a Cagliari Pacinotti, con lettera del 6 ottobre 1874, chiedeva al Rettore Professor Patrizio Gennari di poter trascorrere a Pisa l'anno scolastico 1874-75 per poter stare vicino al padre, malato di cuore e aiutarlo, come suo assistente, nelle esercitazioni pratiche e nelle lezioni, facendosi sostituire a Cagliari da un supplente da retribuire con parte del proprio stipendio. La richiesta fu accolta e in quell'anno trascorso a Pisa Pacinotti, oltre a insegnare idraulica, lavorò intensamente a una ricerca sull'elettricità prodotta dalle coppie per attrito molecolare e a una nuova macchina magneto-elettrica a volano elettromagnetico che poi realizzò a Cagliari.
Nell'agosto del 1875, alla scadenza del permesso, in risposta all'invito a tenere il discorso all'inaugurazione dell'anno scolastico 1875-76, scriveva al Rettore: "ho parlato con il Preside dell'Istituto Tecnico di Livorno e, se ne facessi domanda, sarebbe possibile che ottenessi a Livorno il posto di Fisica dell'Istituto Tecnico con 2200 lire di stipendio e 500 lire di assegno... Prima di far la domanda, la quale implicherebbe la mia rinunzia costà, sento il dovere e il bisogno di pregare lei a volermi aiutare col suo consiglio".
Prosegue quindi:
"Io sono molto umiliato e molto mi vergognerei nel pronunziare un discorso di apertura di una Università che mi ha usato grandi gentilezze alle quali così male corrispondo. Vorrei poter dire di porre in tale Università tutto il mio affetto, ma ahimè, non mi riesce di considerar la traversata del mare che come un esilio..." Convinto dal Rettore, che gli comunicava anche la concessione di un ragguardevole assegno straordinario al Gabinetto di Fisica, Antonio Pacinotti decise di rimanere Professore a Cagliari.
La decisione fu certamente molto sofferta e accompagnata da amara delusione per non avere avuto offerta, a livello ministeriale prima e locale poi, la possibilità di realizzare a Pisa ciò che difficilmente pensava di poter realizzare a Cagliari. Il suo stato d'animo per quelle vicende è chiaramente espresso dallo sfogo con il suo Professore di Fisica e Maestro, Riccardo Felici, in una lettera del 30 settembre 1875.
Egli avrebbe desiderato realizzare a Pisa, nel Gabinetto di Fisica Tecnologica una piccola officina per la costruzione delle sue macchine; ma capiva che ciò sarebbe stato impossibile se la riforma che levava all'Università di Pisa la facoltà di conferire diplomi di Ingegneria Civile fosse stata approvata, ed esortava il Professor Felici a far di tutto per evitarlo. Quella riforma invece fu approvata ed entrò in vigore nel 1876.
Accennando poi alla concessione di quel ragguardevole assegno al Gabinetto di Fisica della Regia Università di Cagliari, di cui gli aveva dato notizia il Rettore Gennari, terminava il suo accorato sfogo con la considerazione che quell'assegno, più che a Cagliari gli sarebbe stato di grande utilità a Pisa nel Gabinetto di Fisica Tecnologica e pur di stare là si sarebbe accontentato provvisoriamente anche "di una posizione comunque secondaria".
Dopo l'anno trascorso a Pisa, Antonio Pacinotti rientrò a Cagliari e il 16 novembre 1875 tenne il discorso inaugurale dell'Anno Scolastico 1875 -76 su "Cenni sull'istoria delle macchine motrici" che è di notevole interesse per alcune considerazioni, ancora attuali, nel campo delle risorse energetiche e in quello ambientalistico. Con l'assegno straordinario acquistò apparecchiatura didattiche e di ricerca e attrezzature per l'officina fra cui un tornio piccolo e uno grosso in ghisa e ferro del costo di 500 lire; poté così proseguire la costruzione delle sue macchine completando quella a gomitolo elettromagnetico portata da Bologna non ultimata e realizzando quelle che, come vedremo più avanti, portò alle esposizioni nazionali e Internazionali.
Col passare degli anni Antonio Pacinotti si adattò così bene a quell'esilio, come aveva definito il soggiorno a Cagliari nella lettera al Rettore Patrizio Gennari già citata, che esitò a lungo quando nel 1881 gli si offerse la possibilità di rientrare a Pisa per succedere al padre come titolare della Cattedra di Fisica Tecnologica; anzi, da minute di varie lettere ufficiali riguardanti il suo trasferimento a Pisa (tutte conservate in Archivio), risulta che il trasferimento fu chiesto insistentemente dal padre contro il desiderio dello stesso Pacinotti. Nel far assumere a Pacinotti quell'atteggiamento influirono decisamente sia il fatto di poter ormai disporre a Cagliari di una officina attrezzata in maniera soddisfacente, sia l'aver conosciuto la diciannovenne Maria Grazia Sequi-Salazar che sposò poi a Cagliari il 29 aprile del 1882 e che, disgrazia volle, perse a Pisa il 25 febbraio dell'anno successivo.